Esperienza ipnosi regressiva auto-indotta: meditazione

Salve, sono Margaret ed oggi vorrei condividere con voi una pagina del mio diario che riporta un sogno fatto in seguito ad una meditazione regressiva. Ho fatto altre meditazioni regressive nella mia vita, sempre seguendo la stessa voce audio ma questa è quella che mi ha dato un risultato più soddisfacente.

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Ho eseguito la meditazione di mattina presto, verso le 6.00, nel letto: mi sono semplicemente svegliata e messo le cuffie, che avevo già preparato. E’ importante che non ci si svegli completamente in modo tale che il corpo sia ancora assopito ed si abbia ancora sonno. Dopodiché ho attivato l’audio e mi sono messa all’ascolto della voce guidata. Ho seguito passo per passo la meditazione ma a parte un’immagine di questa vita di me a scuola nella quale mi sentivo sola e triste nient’altro. Il bello infatti è iniziato dopo quando, una volta finito la meditazione audio, mi sono rimessa a dormire beatamente, è proprio lì che iniziata la vera esperienza regressiva:

Ero in un sotterraneo, il soffitto aveva un buco enorme e io guardavo da sotto l’edificio. Ero consapevole di stare sognando. Mi ritrovavo poi a camminare in un tunnel fatto di pietra, luminoso anche se non c’erano luci, i muri erano spogli senza pittura. Sembrava una specie di cantiere. Il tunnel aveva molte curve ed ad ogni curva cresceva in me l’ansia e la paura di vedere qualcosa di brutto. Provavo un senso di angoscia ma andavo avanti consapevole che non poteva succedermi niente. Svoltavo leggermente a destra e per un attimo vedevo un uomo ben vestito, con il cappello e i baffi, bruno, altezza media. Mi ritrovavo con in mano una torcia che però, ero consapevole che potevo tramutare a seconda del desiderio della mia mente in una pistola qualora l’uomo volesse farmi del male. L’uomo però era già scomparso e di fronte a me ora c’era un muro con appeso una tuta militare e accanto quello che mi sembrava un cannone. Per un nano secondo ho visto una scena di guerra ma è durata nemmeno il tempo di realizzare. Avevo paura ed ero sicura che avrei visto la scena della mia morte in quella vita. (Ero consapevole di tutto, consapevole di stare sognando, consapevole che fosse la continua della meditazione regressiva, consapevole di stare lì nel mio corpo astrale). L’uomo compariva nuovamente, era prima raggomitolato e cambiava di età: prima piccolo, poi più grande con in mano un cappello celeste con una piuma bianca, vestito bene. Pensavo fosse un uomo di lettere, un uomo che scriveva. Poi diventava un uomo vestito con un costume nero, il capello e dei baffi neri (stile Hitler).

Mi sono svegliata, ma solo per pochi attimi ed il sogno è continuato. Ora mi trovavo al centro di una piazza antica, i muri erano in pietra ed a terra c’erano delle chianche, mi trovavo sicuramente in una città antica. Io ero l’uomo con i baffi che avevo visto; consapevole che io ero lui, consapevole che io ero stata quell’uomo in quella vita. Era triste, di una tristezza angosciante. Il peso della solitudine quasi mi schiacciava. Mentalmente gli chiedevo: “Cosa mi sono portata da questa vita passata nella mia vita attuale?” E lui mi rispondeva: “La solitudine, il fatto che anche in mezzo alla gente ti senti comunque sola. Io sono ricco ma sono solo, non ho nessuno che mi ami. Ho soldi, e sono un uomo colto”.
Il dolore, l’infinita solitudine che sentivo mi faceva gridare dalla sofferenza (ma poi mi zittivo consapevole che se avessi urlato avrei potuto svegliare mio padre che nell’altra stanza, nella vita attuale, dormiva).

Agli occhi della mente si presentavano dei numeri. Documenti scritti a macchina ed una data che io sapevo che dovevo assolutamente ricordare: 1. 04. 89.

Dopo quel breve flash ero di nuovo nella piazza, mi spostavo e alla mia destra c’era una porta bianca vecchia. Entravo. Era una casa angusta, con un tavolo vecchio. Un uomo si presentava a me, era vecchio, ma vestito con abiti del mio tempo; indossava un maglioncino celeste, con sotto una maglia di lana color panna. Mi stringeva il braccio, non sapevo chi fosse eppure pensavo di averlo già visto nel piano astrale. Avevo i brividi al suo tocco, sapevo di stare facendo un’esperienza meravigliosa. Mi faceva accomodare su una poltrona e mi diceva di fare qualcosa ma io non sentivo cosa. Così lui stizzito diceva ad un uomo che stava uscendo dalla porta in cui ero entrata:”Ecco non sa fare nemmeno questa cosa”. Mi sentivo rimproverata e inferiore per non aver capito e dicevo:”Non ho semplicemente sentito ciò che hai detto, ridimmelo e lo farò.” Ma ormai l’occasione era persa. Mi stendeva sulla poltrona a lettino, stile poltrona da psichiatra e mi faceva colare delle gocce in bocca. Una voce mi diceva che erano per rilassarmi e dormire. Poi mentre mi stavo addormentando la voce dell’anziano antipatico diceva:”Ops! Ho sbagliato” in modo ironico.
Mi sono svegliata, convinta che quel cretino mi avesse rispedito nella vita attuale.

Considerazioni finali

Il ricordo dell’infanzia e il ricordo della vita passata penso siano collegati; quel senso di abbandono e di solitudine, ancora oggi mi perseguita.
Ho per fortuna in questa vita  imparato che i soldi non arricchiscono l’anima. Che essere degli uomini di successo non porta la felicità interiore. L’amore, l’affetto dei cari quello è importante. Quindi mi sono evoluta in quel senso.
Ho portato con me da quella vita l’amore per la lettura e la scrittura.
La data datami è esattamente l’ 1 Aprile 1889, penso si riferisse al periodo in cui è vissuto quell’uomo cioè io nella vita passata.

INFO:

Per chi volesse l’audio della meditazione guidata di Brian Weiss può cliccare su questo link https://mondodeglispiriti.wordpress.com/

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